NUCLEARE PRO E CONTRO

Pubblicato giorno 22 maggio 2026 - Foglio Parrocchiale

Nucleare: pro e contro

L’Italia frena sulle rinnovabili. Lo dicono Unione europea e Corte dei conti. E il Governo punta sui reattori di nuova generazione. Ma ci conviene davvero? Intanto, il nostro resta un Paese vulnerabile sul piano energetico .

Dal 1973, dalla prima crisi del Golfo, con l’Italia che usava le autostrade per andare sui pattini a rotelle, perché i Paesi arabi ci lasciarono senza petrolio, l’Italia continua a essere vulnerabile sul piano energetico. Ogni anno importiamo il 16 per cento dell’energia elettrica che usiamo, il 95 per cento del gas e il 90 per cento del petrolio. Con le rinnovabili dal 2004 abbiamo ridotto la dipendenza dall’estero di circa 10 punti (Eurostat-Ispra). Ma il nostro sistema resta fragile. L’Europa ci ha mandato dietro la lavagna per la scarsa crescita delle rinnovabili. In un’audizione sul Documento di finanza pubblica 2026, la Corte dei Conti ha osservato che tra il 2019 e il 2024 la quota italiana di energia da fonti rinnovabili è cresciuta solo di 1,2 punti percentuali, molto peggio di Spagna, Francia e Germania.

Nel frattempo, Usa e Iran si affrontano nello stretto di Hormuz e le bollette di luce e gas falceranno gli stipendi degli italiani. Logico che si riaprisse il dibattito sul nucleare. Il Governo ha avviato un percorso normativo per il possibile ritorno a tale fonte d’energia, dopo il no arrivato dai referendum del 1987 e del 2011. Ma il nucleare è sicuro? Non si ripeteranno Chernobyl e Fukushima?

Abbiamo interpellato le nostre Università di Padova e Venezia con due figure conosciute di docenti. Abbiamo capito che esisterebbe una soluzione finale, ovvero dominare la fusione nucleare. Per ora, non lo sappiamo fare e allora dobbiamo trovare compromessi: nessuna tecnologia è totalmente vincente. Ma in un anno elettorale, in Italia, è quasi impossibile non dividersi tra guelfi e ghibellini.

pagina a cura di Mariano Montagnin

PERCHE’ NO
Il fisico Francesco Gonella (Ca’ Foscari) L’esempio è l’Uruguay

Francesco Gonella Fisica insegna al dipartimento di Scienze molecolari e Nanosistemi, all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Nella sua analisi, invita a preferire investimenti su solare, eolico e geotermico, portando alcuni esempi concreti.

Professore, lei è un fisico: perché non siamo ancora riusciti a produrre energia dalla fusione nucleare, un’energia a basso costo e pulita? Cancellerebbe l’uso dei combustibili fossili.

Ricordo che già 25 anni fa, all’Università di Padova, c’era grande ottimismo e si lavorava intensamente sulla fusione nucleare. Per pochi secondi, il gruppo riuscì a realizzare una fusione controllata. Sono quarant’anni che investiamo in questa ricerca. Bisogna confinare un plasma a temperatura altissima, senza che tocchi nulla, quindi tramite un campo magnetico. Per farlo, serve molta più energia di quella prodotta. Siamo ancora lontani. Ci vorrà, probabilmente, una ventina d’anni, poi ci sarà il problema di rendere industriale il processo.

Noi abbiamo necessità di una transizione ora, non abbiamo più tempo.

Credo sia soprattutto una questione di investimenti e di incentivi. Il fotovoltaico è sempre più economico, i prezzi calano; l’eolico ha nuove tecnologie che diminuiscono la presenza di pale, producendo la stessa energia e si possono realizzare impianti offshore, ovvero in mezzo al mare. Abbiamo fatto passi avanti anche nell’idroelettrico, un po’ meno nel solare a concentrazione. E poi c’è il geotermico che, in parecchie zone d’Italia, è molto conveniente.

C’è il problema della continuità: c’è chi obietta che il sole non c’è sempre, come il vento…

Voglio essere concreto: l’Uruguay, in dieci anni, grazie all’idroelettrico, all’eolico e ai pannelli solari, è passato dal dipendere quasi totalmente dall’energia elettrica dei Paesi vicini alla totale autonomia. La loro bolletta elettrica resta sempre la stessa, qualsiasi cosa succeda nel mondo. Il professor Mark Z. Jacobson, docente di ingegneria civile e ambientale della Stanford University, con il suo gruppo di lavoro ha realizzato piani di transizione energetica, con calcoli precisi e adeguamenti alle singole situazioni ambientali, per 149 Paesi (tra questi l’Italia). Transizioni realizzabili, da mettere a terra in pochi anni, indicando da dove cominciare e dove collocare gli impianti. In Italia, potremmo arrivare all’energia pulita in una percentuale di almeno il 50 per cento in breve tempo. Va accompagnata da una riduzione degli sprechi: non possiamo, per esempio, pensare di portare aerei carichi di asparagi, mirtilli e ananas dal Sud America per averli in ogni stagione. Ci sono auto, come i Suv, che sono inutilmente energivore sia in fase di costruzione sia nell’utilizzo.

Lei, dunque, non vede la necessità di ricorrere alla fissione nucleare e alle centrali nucleari anche di nuova generazione.

La Finlandia, che ha progettato e costruito l’ultima centrale nucleare, dai previsti 11 anni per la costruzione è arrivata a 17 anni, triplicando i costi. A Fukushima ancora oggi, ogni mattina, partono camion carichi di acqua di mare utilizzata per raffreddare i reattori danneggiati dallo tsunami del 2011: acqua che viene stoccata in enormi bacini, chissà per quanti anni ancora. Due anni fa, il Governo bavarese ha proibito il consumo di carne di cinghiale perché questi animali, grufolando, si cibavano di particelle radioattive riconducibili al fallout di Chernobyl. Quando si parla della sicurezza di queste centrali di ultima generazione, si prende in considerazione il rischio ingegneristico, non certo una bomba in caso di guerra o un attentato terroristico. Se invece di prendere di mira le Torri gemelle i terroristi di Osama bin Laden avessero colpito la centrale nucleare di Indian Point, sul fiume Hudson, oggi New York sarebbe una città fantasma. Nelle note del documento stilato dall’Unione europea sulla possibilità di un incidente nucleare, si avvisa che l’attentato terroristico non è stato preso in considerazione, perché non quantificabile.

PERCHE’ SI 

È sicuro e pulito

Il professor Giuseppe Zollino è docente di Tecnica ed economia dell’Energia e di impianti nucleari all’Università di Padova.

Lei è un fermo sostenitore del ritorno al nucleare.

Ancora oggi ritengo utile l’energia fotovoltaica; il punto è che l’energia solare non solo è intermittente e stagionale (in un giorno di giugno lo stesso impianto può produrre 5-6 volte più energia di un giorno di dicembre), ma soprattutto i pannelli producono tutti insieme e a un certo punto l’energia diventa troppa nelle ore di maggior produzione, e tuttavia continua a esser zero dopo il tramonto e insufficiente d’inverno. Quando mi intervistò, 5 anni fa, in Italia erano installati 22 Gigawatt fotovoltaici, oggi sono più del doppio. Già oggi, nelle ore centrali della giornata al Sud il prezzo in borsa va a zero, chiaro segnale che l’energia generata è troppa. E allora, o la buttiamo via, oppure dobbiamo installare costosissime batterie.

Quindi, al nucleare non c’è alternativa?

Come dicevo, le fonti intermittenti come solare ed eolico abbassano le bollette solo fino a una certa quantità installata. Ma noi dobbiamo affrancarci dal gas. Le nostre simulazioni mostrano che un mix di nucleare, idroelettrico, solare, un po’ di eolico (in Italia è poco) e batterie consente di abbassare il prezzo in bolletta e di difendere l’ambiente. Infatti, il nucleare produce energia con continuità ogni ora dell’anno, si può installare in aree idonee, praticamente ovunque in Italia, e nel ciclo di vita emette 5-6 volte meno anidride carbonica del fotovoltaico.

Per colmare il deficit energetico, quante centrali dovremmo realizzare in Italia?

Almeno metà della domanda elettrica la gestirà il nucleare. Difficile quantificare la domanda futura ma dovrebbero servire 8-10 centrali, con più reattori per centrale. In Francia ci sono 57 reattori su 18 centrali. La Germania è uscita dal nucleare, ha installato 200 Gigawatt di solare ed eolico, spendendo oltre 600 miliardi in sussidi, eppure ha le bollette più care d’Europa, il doppio di quelle francesi, ed emette 11 volte più CO2 della Francia.

Come far fronte ai costi enormi di realizzazione?

Conta il costo dell’energia. Una centrale nucleare, una volta costruita, lavora per 85-90 anni. Dopo l’equiparazione del nucleare alle rinnovabili le condizioni di remunerazione in Europa possono essere le stesse del solare e dell’eolico, con garanzia di acquisto di tutta l’energia prodotta. Si abbasserà il tasso dei finanziamenti. L’energia costerà come quella eolica prodotta in Italia, ma sarà continua non intermittente.

Idroelettrico e geotermico potrebbero aiutare?

In Italia, fino al 1958, l’energia elettrica era al 95% rinnovabile, quasi tutta idroelettrica. Ora dobbiamo partire subito con la costruzione di reattori della migliore tecnologia disponibile, la III generazione, come i 72 in questo momento in costruzione nel mondo. Si costruiscono in 8 anni.

Resta il problema della sicurezza.

Su questo c’è tanta disinformazione, spesso inquinata da pregiudizi, malafede e interessi particolari. Il nucleare è la tecnologia di produzione elettrica più sicura. Anche i rifiuti radioattivi sappiamo gestirli in assoluta sicurezza da decenni, incluse le cosiddette scorie. Una centrale nucleare ne produce in quantità irrisorie e in diversi Paesi è in costruzione (in Finlandia è pronto) il deposito geologico per lo smaltimento a 500 metri di profondità, in configurazioni granitiche o argillose. Un reattore di III generazione è sicurissimo: la probabilità di fusione del nocciolo con rilascio di radioattività nell’ambiente è inferiore a quella che lei, finita quest’intervista, rimanga vittima di un meteorite che le casca sulla testa. Io ho tre figli e non avrei alcuna difficoltà a vivere nei pressi di una centrale nucleare moderna.

Ultimo problema: in casi di attentati o di bombardamenti, è possibile garantire la sicurezza?

Parliamo di strutture in cemento armato robustissime, progettate per resistere all’impatto di un aereo di linea; l’uranio è all’interno di un contenitore in acciaio spesso 25 centimetri. Abbattere e perforare tutto questo è un’impresa ciclopica. Molto più agevole un attacco a un deposito chimico o a una diga.