“L’Africa è per il mondo intero una riserva di gioiae di speranza”, ha detto il Papa definendo la gioia e la speranza “virtù politiche”,in particolare per i giovani.
“Questa economia uccide”. Nel suo primo discorso in Guinea Equatoriale, il 21 aprile, che ha coinciso con il primo anniversario della morte di Jorge Mario Bergoglio, Leone XIV ha preso in prestito le parole del suo predecessore, per sintetizzare i mali di cui soffre l’Africa a causa degli istinti predatori dell’altra parte del mondo. Poco prima, sul volo che da Luanda lo ha portato a Malabo, ex capitale del Paese, il Papa ha ricordato con parole colme di affetto Francesco: “Ha donato tanto alla Chiesa, con la sua vita, la sua testimonianza, la sua parola e i suoi gesti, per quello che ha fatto vivendo veramente la vicinanza ai più poveri, a quelli più piccoli, ai malati, ai bambini, agli anziani”. Poi, quasi un compendio del magistero del Papa argentino, a partire dall’invito incessante alla fratellanza universale, per “promuovere un autentico rispetto per tutti gli uomini, tutte le donne”. L’altro messaggio di papa Francesco che papa Leone ha ricordato è quello della misericordia, di cui è emblema “la bellissima celebrazione di un Giubileo straordinario”. “Preghiamo che lui già stia godendo della misericordia del Signore”, ha concluso Leone XIV.
Mai invocare Dio per giustificare scelte di morte. Dall’ex capitale di un Paese poco più grande della Sicilia, che grazie alle risorse del petrolio e del gas possiede il terzo reddito “pro capite” più alto del continente africano, ma dove il 90% della popolazione vive con meno di due dollari al giorno, il Papa ha ricapitolato i temi portanti del suo lungo viaggio. Il nome santo di Dio, ha ribadito, “non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte”. “In un mondo ferito dalla prepotenza, i popoli hanno fame e sete di giustizia”, l’invito è rivolto alle autorità, alla società civile e al Corpo diplomatico: “Bisogna stimare chi crede nella pace e osare politiche controcorrente, con al centro il bene comune”. “Contribuire alla formazione delle coscienze, mediante l’annuncio del Vangelo, l’offerta di criteri morali e di autentici principi etici, nel rispetto della libertà di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei loro governi”, la missione della Chiesa, per affrontare le “cose nuove che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana”, con l’emergere di “questioni che scuotono le fondamenta dell’esperienza umana”. Destinazione universale dei beni. “L’esclusione è il nuovo volto dell’ingiustizia sociale”, ha affermato il Pontefice paragonando i nostri tempi a quelli in cui papa Leone XIII promulgò la Rerum novarum: “Il divario tra una piccola minoranza – l’1% della popolazione – e la stragrande maggioranza si è ampliato in modo drammatico”. Nasce da qui il “paradosso” per cui “la mancanza di terra, cibo, alloggio e lavoro dignitoso coesiste con l’accesso alle nuove tecnologie che si diffondono ovunque attraverso i mercati globalizzati”. “È compito inderogabile delle autorità civili e della buona politica rimuovere gli ostacoli allo sviluppo umano integrale, del quale la destinazione universale dei beni e la solidarietà sono principi fondamentali”, l’indicazione per l’agenda politica. “Senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso. Urge il coraggio di visioni nuove e di un patto educativo che dia ai giovani spazio e fiducia”, la proposta del Papa: “Camminiamo insieme, con saggezza e speranza, verso la Città di Dio, che è città della pace”.
Promuovere una memoria riconciliata. Un appello alla pace era arrivato dal Papa anche nel corso della tappa in Angola: “La vostra fedeltà è oggi particolarmente legata all’annuncio della pace” ha detto rivolto al clero, da Luanda. “In passato avete dimostrato coraggio nel denunciare il flagello della guerra, nel sostenere le popolazioni tormentate rimanendo al loro fianco, nel costruire e ricostruire, nell’indicare vie e soluzioni per porre fine al conflitto armato”, l’omaggio del Papa alla storia travagliata del Paese, dilaniato da una lunga guerra civile: “Il vostro contributo è comunemente riconosciuto e apprezzato. Ma questo impegno non è finito! Promuovete una memoria riconciliata, educando tutti alla concordia e valorizzando, in mezzo a voi, la testimonianza serena di quei fratelli e sorelle che, dopo aver attraversato tormenti dolorosi, hanno perdonato tutto. Gioite con loro, fate festa per la pace”, senza smettere di “denunciare le ingiustizie”.
I tesori di un popolo. Nel suo primo discorso in Angola, rivolto alle autorità, alla società civile e al Corpo diplomatico dal palazzo presidenziale di Luanda, Leone ha sottolineato: “Desidero incontrarvi nella gratuità della pace e riconoscere che il vostro popolo possiede tesori non vendibili, né derubabili”. “In particolare, ha in sé una gioia che neppure le circostanze più avverse hanno saputo spegnere”. Ed è proprio la parola gioia quella più ricorrente nelle parole del Pontefice, accolto dall’entusiasmo e dal calore di un popolo dove i cattolici sono 20 milioni, la gran parte dei quali giovani: “L’Africa è per il mondo intero una riserva di gioia e di speranza”, ha detto il Papa definendo la gioia e la speranza “virtù politiche”, in particolare per i giovani.
Altrettanto forte l’appello lanciato nei giorni precedenti in Camerun: “Beati gli operatori di pace! Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso”. “I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire”, la denuncia che dal cuore dell’Africa si dilata fino all’intero scacchiere internazionale: “Il mondo è distrutto da pochi dominatori ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali”. (M.Michela Nicolais)
