FOGLIO PARROCCHIALE SETTIMANA DAL 16 al 23 agosto 2026

Pubblicato giorno 14 agosto 2026 - Foglio Parrocchiale, In home page, in primo piano

 

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agosto 15 – 23

 

CONTENUTO

SABATO 15 AGOSTO

Dal Vangelo secondo Luca Lc 1,39-56

In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

DA VATICAN NEWS Le Parole dei Papi- Commento al Vangelo
Papa Leone XIV, Omelia, 15 agosto 2025

La liturgia di questa festa dell’Assunta ci ha proposto il brano evangelico della Visitazione. San Luca trasmette in questa pagina la memoria di un momento cruciale nella vocazione di Maria. (…) Il Magnificat, che il Vangelo pone sulle labbra della giovane Maria, ora sprigiona la luce di tutti i suoi giorni. Un singolo giorno, quello dell’incontro con la cugina Elisabetta, contiene il segreto di ogni altro giorno, di ogni altra stagione. E le parole non bastano: occorre un canto, che nella Chiesa continua a essere cantato, «di generazione in generazione» (Lc 1,50), al tramonto di ogni giornata. (…) Il canto di Maria, il suo Magnificat, rafforza nella speranza gli umili, gli affamati, i servi operosi di Dio. Sono le donne e gli uomini delle Beatitudini, che ancora nella tribolazione già vedono l’invisibile: i potenti rovesciati dai troni, i ricchi a mani vuote, le promesse di Dio realizzate. Si tratta di esperienze che, in ogni comunità cristiana, dobbiamo tutti poter dire di aver vissuto. Sembrano impossibili, ma la Parola di Dio ancora viene alla luce. Quando nascono i legami con cui opponiamo al male il bene, alla morte la vita, allora vediamo che nulla è impossibile con Dio (cfr Lc 1,37).

 

 

DOMENICA 16 AGOSTO

(Mt 15,21-28) Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, 21partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. 22Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». 23Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». 24Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». 25Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». 26Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». 27«È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

COMMENTO AL VANGELO DI VALTER ROSSI

È un brano che a prima vista ci lascia sconcertati. Ci presenta un Gesù scostante, che maltratta una povera donna, la quale chiede la guarigione della figlia, ma che ha un difetto «grave»: appartiene a un popolo tradizionalmente nemico di Israele.
Tralasciamo per un momento Gesù e ci concentriamo sull’evangelista Matteo. Quando scrive il vangelo, già tanti pagani hanno aderito alla fede; inoltre l’azione missionaria di Paolo, ma anche degli altri apostoli, ha tracciato una strada irreversibile nella vita della Chiesa primitiva. Tuttavia, sappiamo che Matteo scrive per la sua comunità formata principalmente da cristiani provenienti dall’ebraismo e probabilmente alcuni di essi avevano ancora una mentalità integralista e si ritenevano superiori agli ex-pagani. Il suo vangelo si conclude decisamente con un mandato missionario universale: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo…» (28,18-19). Questo episodio va letto e compreso in questo contesto.
La donna cananea si rivolge a Gesù, riconoscendolo Signore e Messia, per chiedere umilmente la guarigione della figlia. Gesù la ignora. La donna insiste, tanto che i discepoli ne provano fastidio e chiedono a Gesù di congedarla (il primo significato del verbo greco è proprio questo). Gesù conferma che è venuto solo per Israele. E quando la donna, gettandosi ai piedi di Gesù e impedendogli di proseguire nel cammino, chiede aiuto, chiamandolo di nuovo «Signore», sentiamo una risposta perfino offensiva: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Il diminutivo attenua solo un poco il disprezzo, perché gli Israeliti insultavano gli stranieri, chiamandoli «cani». Perché Matteo è giunto fino a questo punto nel suo racconto? Lo capiamo quando leggiamo la risposta della donna: «È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Qui voleva arrivare Matteo: far dire alla donna una espressione di una umiltà e di una fede straordinaria. A tanto la porta il desiderio di vedere guarita la figlia e il riconoscimento della potenza salvifica di Gesù. Quando Gesù gratifica la donna di un elogio straordinario, Matteo raggiunge il suo scopo. Dapprima ha fatto assumere a Gesù la parte dell’israelita integralista, poi, una volta condotta la donna all’espressione massima della sua fede, attraverso l’elogio, insegna ai cristiani ancora un po’ Ebrei che nella fede non c’è distinzione tra ex-Ebrei ed ex-pagani, anzi a volte i secondi esprimono una fede più grande. E tanto basti per riaffermare la chiamata universale alla salvezza e per debellare la pretesa superiorità degli Israeliti battezzati.

 

ANGOLO DELLA CARITA’


In questo periodo di vacanza in serenità ricordiamoci di chi è nel bisogno e diamo loro la possibilità di avere il necessario.
All’ingresso della chiesa
la cassetta per i poveri raccoglie offerte in denaro . Attraverso l’Emporio Solidale “Beato Erico”, aiutiamo le famiglie che vivono momenti di difficoltà con la Raccolta di Alimenti (a lunga conservazione): Tonno, olio, pelati, pasta, zucchero e detersivi,che si possono depositare nella Cesta della Carità presso l’altare del Cristo Risorto .
GRAZIE