IL PAPA ALL’UNIVERSITA’ SAPIENZA – L’appello a studenti e docenti – Lo studio e la speranza

Pubblicato giorno 22 maggio 2026 - Foglio Parrocchiale

 

Visitando il più grande ateneo laico d’Europa, il Papa ha chiesto ai giovani di essere “artigiani di pace vera” e ai docenti di “parlare al cuore”

“La mia visita vuole essere segno di una nuova alleanza educativa tra la Chiesa che è in Roma e la vostra prestigiosa Università, che proprio in seno alla Chiesa è nata e cresciuta”. Entrando, per la prima volta da Pontefice, nell’ateneo laico più grande d’Europa, Leone XIV – nel suo discorso pronunciato il 14 maggio nell’aula magna dell’Università “Sapienza” di Roma, costellato dagli applausi – ha tracciato un approfondito affresco del mondo giovanile, partendo dai due volti dell’inquietudine ed esortando gli studenti ad essere “artigiani della pace vera”, e ha rivolto precise indicazioni di rotta ai docenti, chiamati a credere nei propri studenti, perché “insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata”.

“Sì alla vita, sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia”, gli imperativi controcorrente in un mondo “storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra”, dove il grido “mai più la guerra” che ha segnato il dramma del Novecento non va mai dimenticato. “Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento”, il grido d’allarme del Pontefice.

Il Papa ha parlato della “menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri, esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia”. “Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto”, il monito sulla “speciale dignità” di ogni essere umano: “Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!”. “Chi sei?”, la domanda da porsi sulla “speciale dignità” di ogni persona, alla quale non si può rispondere da soli. “Che mondo stiamo lasciando?”. “Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra”, la domanda e la risposta offerta ai docenti. “Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale”, l’analisi del Papa, secondo il quale “la semplificazione che costruisce nemici va corretta, specie in università, con la cura per la complessità e il saggio esercizio della memoria”.

“Non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”, il riferimento al tragico scenario geopolitico, che vede crescere in maniera enorme la spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa. Occorre, inoltre, “vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non deresponsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti”. “Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra”, la chiamata all’azione: “così poco considerati da una società con sempre meno figli, testimoniate che l’umanità è capace di futuro, quando lo costruisce con sapienza”. (M.M. Nicolais)