La vera forza è servire la vita
“ Solo assieme con Lui e tra noi, riusciremo a fare nostra la legge della croce, che ci chiede di vincere il male con il bene”, le parole del vescovo Michele
“La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina”. Lo ha ribadito papa Leone XIV, nella veglia di preghiera del Santo Rosario per invocare il dono della pace, sabato 11 sera, nella basilica di San Pietro.
“Vogliamo dire a tutto il mondo che è possibile costruire una pace nuova, con tutti i popoli di tutte le religioni, di tutte le razze, uniti come fratelli e sorelle in un mondo di pace”, ha detto Leone XIV, presentandosi a sorpresa sul sagrato di piazza San Pietro dove una grande folla si era radunata per partecipare alla veglia, impartendo la benedizione, prima di rientrare per presiedere la veglia.
Per Leone XIV “la preghiera non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena”, ma “è, invece, la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte: siamo un popolo che già risorge!”. Il Pontefice ha invitato a rialzarsi: “Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà”. Leone XIV ha fatto proprio l’appello di san Giovanni Paolo II pronunciato nella crisi irachena del 2003: “Mai più la guerra!”. E rivolgendosi ai governanti delle Nazioni: “Fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!”. Il Papa ha denunciato “quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo” e il fatto che “gli equilibri nella famiglia umana sono destabilizzati” e che “viene trascinato nei discorsi di morte persino il nome santo di Dio, il Dio della vita”. “Chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte”, ha affermato Leone XIV, mentre “alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo”. Il Pontefice ha gridato: “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! La vera forza si manifesta nel servire la vita”.
La preghiera in Cattedrale
Anche la cattedrale di Treviso si è riempita di persone desiderose di riunirsi insieme, un sabato sera, per pregare per la pace. A guidare la preghiera il vescovo Michele, che ha ricordato come il ritrovarsi insieme a pregare, in comunione con papa Leone e in comunione con tanti fratelli e sorelle in tutto il mondo, sia un modo per far salire al Signore il nostro grido di pace. Ha preso parte alla preghiera anche l’arcivescovo emerito di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato.
Sono risuonati in cattedrale i nomi dei tanti Paesi nel mondo colpiti dalla guerra, e per questi popoli si è pregato “perché cessino le armi, siano protetti i poveri e i più vulnerabili, e si apra presto un cammino di pace stabile e duratura”. La preghiera per i responsabili delle Nazioni, ha chiesto al Signore che “lo Spirito di sapienza illumini le loro decisioni e li conduca a scegliere vie di dialogo, giustizia e rispetto della dignità di ogni popolo”; si è pregato anche per la conversione di quanti stanno compiendo il male, perché “lo Spirito tocchi il cuore di chi porta avanti i conflitti e compie violenze. Si arresti la corsa alle spese militari, il fuoco delle armi, ma siano il dialogo e la solidarietà le uniche forze che vincono ogni male”; importante anche la preghiera per gli operatori di pace, “perché il Signore sostenga chi si impegna in favore della giustizia e della pace. Doni a loro perseveranza nel costruire riconciliazione e fraternità fra i popoli”.
Mons. Tomasi, nella sua meditazione, ha sottolineato come il Signore sia apparso ai discepoli riuniti nel cenacolo, e come loro, insieme, lo riconoscano tra loro. “Anche noi, fratelli e sorelle, facciamo fatica a lasciarci raggiungere dal Signore Gesù risorto. Anche noi fatichiamo a lasciarci catturare dall’annuncio della sua pace, del suo perdono – ha sottolineato il Vescovo -. Tutto sembra congiurare il contrario, tutto sembra dirci che sono la forza delle armi e della guerra l’unico modo di ottenere tregua, ordine, pace. Siamo riuniti insieme. Riconosciamo di avere bisogno gli uni degli altri, riconosciamo che il Signore si fa riconoscere quando siamo riuniti insieme. Ecco qui il nostro cenacolo, in cui ci troviamo concordi e perseveranti nella preghiera. Potremo gioire insieme per la presenza del Signore, insieme potremo imparare a riconoscere i segni della sua presenza nelle nostre vite, nella storia dell’umanità. Insieme, sempre, mai isolati e separati tra noi. Solo così potremo riconoscere la verità dell’annuncio della pace, che è «disarmata». Solo ascoltando insieme il saluto del Signore possiamo fidarci, proprio perché non c’è arma che sostenga questo annuncio, né arma che sostenga la nostra missione. Solo assieme con Lui e tra noi, riusciremo a fare nostra la legge della croce, che ci chiede di vincere il male con il bene. Solo così potremo fare esperienza che l’incontro con il Signore è «disarmante»♥.