OMELIA INTEGRALE
“La Quaresima, dono grande per vivere un cammino di conversione verso il Dio della vita e la nostra vera felicità”
Mercoledì delle ceneri
18 febbraio 2026
Cattedrale di Treviso
Incominciamo ancora una volta il cammino della Quaresima, cari fratelli e sorelle.
È un dono grande che ci fa la liturgia della Chiesa. Un dono che però rischiamo di non
cogliere nel suo pieno valore. Per il quale rischiamo di non provare gratitudine e quindi di
non poter vivere nel suo pieno e liberante significato.
Rischiamo questo, perché la nostra epoca ha appiattito ogni senso del tempo che passa.
I giorni sono tutti uguali, e in ogni ambito della vita andiamo di corsa in corsa, accelerando
anche quando avremmo tempo – sempre meno del resto – per fermarci, e riposare un po’.
Alcuni hanno vissuto il carnevale, ma nessuno pensa davvero che il grande carnevale messo
in scena dalla nostra società termini con il mercoledì delle ceneri. Andremo avanti
imperterriti, di festa in festa, di festival in festival, di dibattito in dibattito. E saremo capaci
di polemizzare su tutto, di continuare un chiacchiericcio tanto più vuoto, quanto più
rumoroso. E intanto il bisogno e la necessità di ogni piccolo e povero, di tutti i piccoli e i
poveri del nostro tempo rimarrà inascoltato, perché risuoneranno invadenti le esigenze –
spesso le pretese – di tanti «io» sempre più ingombranti, saliti a furor di popolo al posto
stesso di Dio.
Saremo capaci di prenderci dei tempi personali di elemosina, di preghiera, di digiuno?
Saremo capaci di offrire a noi stessi, alle comunità cristiane e a quanti condividono il nostro
cammino nel tempo dei momenti comunitari e sociali di elemosina, di preghiera, di digiuno?
E avremo il desiderio di impegnarci, almeno, a farlo?
È Gesù stesso che ci indica il percorso per un autentico cammino di elemosina, di digiuno,
di preghiera, e ce ne dà il motivo fondamentale: la relazione viva con Dio Padre, che ci vuole
felici ed è pronto a ricompensarci: se cerchiamo il suo amore, Lui ci dona il suo amore. E
cosa potremmo desiderare di più grande, di più vero, di più bello?
“QUANDO FAI L’ELEMOSINA”
L’elemosina fa parte della proposta di un tempo riconciliato e fecondo che ci viene offerta
dal Vangelo. E ce lo ricorda con chiara e dolce fermezza papa Leone.
L’elemosina, ci ricorda infatti nell’esortazione apostolica Dilexi te, “oggi non gode di buona
fama, spesso neppure tra i credenti. Non solo essa viene raramente praticata, ma a volte addirittura
disprezzata”.
E continua:
“È evidente, per chi ama davvero, che l’elemosina non scarica dalle proprie responsabilità le autorità
competenti, né elimina l’impegno organizzativo delle istituzioni, e nemmeno sostituisce la legittima
lotta per la giustizia. Essa però invita almeno a fermarsi e a guardare in faccia la persona povera, a
toccarla e a condividere con lei qualcosa del proprio. In ogni caso, l’elemosina, anche se piccola,
infonde pietas in una vita sociale in cui tutti si preoccupano del proprio interesse personale” (Dilexi
te, 116).
Ecco dunque un gesto che può alimentare in noi l’amore e rafforzare le nostre convinzioni
più profonde. Sempre il Papa ci esorta a cercare il modo e la maniera migliore per farla, “ma
dobbiamo farla. E sempre sarà meglio fare qualcosa che non fare niente. In ogni caso ci toccherà il
cuore. Non sarà la soluzione alla povertà nel mondo, che va cercata con intelligenza, tenacia, impegno
sociale. Ma noi abbiamo bisogno di esercitarci nell’elemosina per toccare la carne sofferente dei poveri”
(Dilexi te, 118).
“QUANDO PREGATE”
Gesù ci dice che quando preghiamo dobbiamo farlo cercando, nel segreto e nel profondo
del nostro cuore, un dialogo assiduo con il Padre. Per entrare in questo dialogo – che è
esigenza vitale, non aggiunta facoltativa, per il cristiano, ma in verità per ogni persona –
proviamo a leggere l’affermazione del Vangelo di oggi in forma di domanda: “Quando
pregate?” Siamo ancora disposti a prendere davvero sul serio la preghiera?
Prendiamoci spazi e tempi di quiete e di silenzio, fermiamoci ad ascoltare il nostro cuore, la
Parola di Dio contenuta nelle Scritture, la voce che sale dalla nostra coscienza. Faremo
talvolta fatica, ci sembrerà di perdere tempo, crederemo spesso di avere di meglio da fare.
Ma la ricompensa sarà il dialogo di amore con il Padre, la nostra vera vita, la nostra unica
vera vita.
“QUANDO DIGIUNATE”
Anche il digiuno fa parte di questa proposta di vita vera. Non come gara ad essere bravi,
nemmeno come misura per la salute, o per l’estetica.
“Il digiuno” – ci insegna papa Leone nel suo messaggio per la Quaresima – “costituisce una
pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo, infatti, è un
esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge
il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo «fame» e ciò che riteniamo essenziale per il nostro
sostentamento. Serve quindi a discernere e ordinare gli «appetiti», a mantenere vigile la fame e la sete
di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità
verso il prossimo”.
Con il digiuno scopriamo ciò che ci interessa davvero, e assieme ci orientiamo a ciò che
scopriamo essere vera fonte di gioia e di vita. È digiuno dal cibo: è questo che ci aiuta a fare
chiarezza e verità in noi. Ma poi può esserlo anche in altri campi. Il Papa ce ne suggerisce
uno, che penso fondamentale per noi e per il nostro tempo:
“Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al
parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a
misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social
media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole
di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace”.
Proviamoci assieme, seguendo l’invito di Papa Leone. Da soli si ritorna nelle abitudini, nella
fretta, nelle molteplici distrazioni. Se restiamo isolati e continuiamo ad incontrarci
solamente seguendo il ritmo frenetico di cui abbiamo deciso di essere servi, arriveremo a
Pasqua che il tempo sarà volato, non sarà cambiato nulla, e persino l’annuncio e la
celebrazione della vittoria della vita sulla morte passerà innocuo, irrilevante, al massimo
l’occasione di un altro ponte festivo.
Lasciamo risuonare le parole di conversione che ci rivolge il Papa:
“Le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere
in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei
poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. In
questo orizzonte, la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni,
la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta
davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e
riconciliazione”.
Il gesto dell’imposizione delle ceneri confermi la nostra disponibilità a questo cammino di
conversione verso il Dio della vita, verso la nostra vera felicità.
+ Michele, vescovo